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	<title>gerablog &#187; Concetti</title>
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	<description>considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza</description>
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		<title>Luce creativa: fotografare in controluce</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 14:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gerasimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[controluce]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[light painting]]></category>

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		<description><![CDATA[Il classico consiglio rivolto ai principianti di fotografare avendo il sole alle spalle porta effettivamente a ottenere una buona illuminazione del soggetto e problemi di esposizione ridotti al minomo, ma i risultati tendono a essere scontati e alquanto anonimi. Ci sono alcuni casi in cui è preferibile avere il sole, o la fonte luminosa, alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il classico consiglio <strong>rivolto ai principianti</strong> di fotografare avendo il sole alle spalle porta effettivamente a ottenere una buona illuminazione del soggetto e problemi di esposizione ridotti al minomo, ma i <strong>risultati </strong>tendono a essere<strong> scontati e alquanto anonimi</strong>. Ci sono alcuni casi in cui è preferibile avere il sole, o la fonte luminosa, alle spalle del soggetto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-334 aligncenter" title="cavalli_controluce" src="http://gerasimone.altervista.org/wp-content/uploads/2009/03/cavalli_controluce.jpg" alt="cavalli_controluce" width="500" height="242" /></p>
<p style="text-align: left;">I <strong>contorni </strong>del soggetto vengono così <strong>evidenziati</strong>, a scapito del colore, con un effetto particolarmente adatto a figure semplici.</p>
<p style="text-align: left;">Con la fotocamera puntata verso la luce, ombre e zone di massima luce creano piacevoli giochi di contrasto e aggiungono <strong>forza e vigore all&#8217;immagine</strong>. Questa tecnica di illuminazione viene chiamata <strong>controluce </strong>e comporta alcuni problemi tecnici che vanno affrontati con una certa attenzione.<span id="more-333"></span><strong>Tecnica<br />
</strong>La maggior parte dei sistemi di esposizione automatica consente la sovrapposizione dei comandi manuali: una sovraesposizione di uno o due stop migliorerà il livello di dettaglio nelle aree di media e bassa luminosità.<br />
Alternativamente, si può effettuare una lettura ravvicinata di una zona importante di media tonalità, e quindi bloccare l&#8217;esposizione o impostarla manualmente. Qualunque procedura si scelga, bisogna prima decidere quali siano le zone importanti di massima luce, di media tonalità e di ombre, perché la perdita di particolari in una zona o nell&#8217;altra può cambiare radicalmente l&#8217;atmosfera.</p>
<p style="text-align: left;">Se si vogliono conservare colore e texture delle zone di massima luce, del soggetto resterà quasi soltanto il contorno. Se volete invece registrare i particolari del soggetto, risulteranno sbiancati i bordi delle aree luminose, creando un&#8217;atmosfera più morbida.<br />
Con un minimo di attenzione, si può anche ridurre il contrasto di luminosità servendosi di pannelli riflettenti o di un debole lampeggiatore per riempire le ombre (flash di schiarita o di riempimento).</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Evitare i riflessi (lens flare)</strong><br />
Il controluce può condurre anche a problemi di riflessione diffusa (lens flare). Perdita di contrasto, ridotta saturazione del colore e immagini riflesse del diaframma sono tutti elementi che possono contribuire a rovinare una foto. Una buona mascheratura dell&#8217;obiettivo è la risposta. Se il paraluce non è sufficientemente profondo, usate la mano, un giornale o un pezzo di carta per proteggere l&#8217;obiettivo dalla luce diretta. A volte sarà possibile sfruttare l&#8217;ombra di un albero o di un edificio.<br />
Evitare se possible filtri non eccellenti che non fanno che accentuare il problema (<a href="http://gerasimone.altervista.org/2009/filtro-polarizzatore-quello-che-ce-da-sapere/">leggi qui l&#8217;articolo sul polarizzatore</a>)</p>
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		<title>Parliamo di tempi di esposizione e di diaframmi</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 08:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gerasimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[diaframma]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[reflex]]></category>
		<category><![CDATA[tutorial]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; consuetudine paragonare l&#8217;elemento sensibile della nostra fotocamera ad un secchio da riempire e l&#8217;obiettivo al rubinetto: per riempire il secchio si può aprire al massimo il rubinetto per un breve tempo, oppure lasciar scorrere un sottile filo d&#8217;acqua per un tempo più lungo. Allo stesso modo il fotografo può scegliere, sempre in relazione all&#8217;esposizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; consuetudine paragonare l&#8217;elemento sensibile della nostra fotocamera ad un secchio da riempire e l&#8217;obiettivo al rubinetto: per riempire il secchio si può aprire al massimo il rubinetto per un breve tempo, oppure lasciar scorrere un sottile filo d&#8217;acqua per un tempo più lungo. Allo stesso modo il fotografo può scegliere, sempre in relazione all&#8217;esposizione della scena, se utilizzare un diaframma aperto per un brevissimo tempo o un diaframma più chiuso per un tempo di esposizione maggiore.<span id="more-40"></span></p>
<p style="text-align: center"><img class="imageframe imgaligncenter" src="http://gerasimone.altervista.org/wp-content/uploads/2007/12/03-coppie-tempo-diaframma.jpg" alt="03-coppie-tempo-diaframma.jpg" width="400" height="296" /></p>
<p>Ci troviamo a decidere quale delle due grandezze sia quella più importante, beh questo dipende dal tipo di fotografia che vogliamo fare, ma è bene tenere a mente questi 4 punti:</p>
<ul>
<li>il diaframma molto aperto (f/2.8 o più) è in genere utile per i ritratti poichè consente di avere il soggetto a fuoco e lo sfondo piacevolmente sfocato (minima profondità di campo)</li>
<li>il diaframma molto chiuso (f/8 o più) è in genere utile per le foto di paesaggi o in generale quando si cerca un maggiore dettaglio, avendo tutta la foto a fuoco (maggiore profondità di campo)</li>
<li>un tempo di esposizione molto breve ci consente di &#8216;fermare&#8217; il movimento di un oggetto, per esempio scattando a 1/60 sec riusciremo a &#8216;fermare&#8217; un ciclista, mentre per un automobile che viaggia a 60km/h sarà necessario un tempo di 1/200 sec</li>
<li>un tempo di esposizione lungo ci consentirà di creare particolari effetti di mosso nelle foto artistiche o nelle foto notturne</li>
</ul>
<p>Decidiamo quindi se lavorare in priorità di tempi o priorità di diaframmi, e in automatico la nostra reflex calcolerà l&#8217;altro valore in base ai dati che riceverà dall&#8217;esposimetro (lo strumento che si occupa di vedere quanto è luminosa l&#8217;area inquadrata), lasciandoci la possibilità di modificarli se questi non fossero di nostro gradimento.</p>
<p>Per imparare vi consiglio di non utilizzare la modalità automatica della reflex (modalità P sul selettore), ma Tv (Time value) per lavorare in priorità di tempi e Av (Aperture value) per lavorare in priorità di diaframmi.</p>
<p><strong>Relazione tra tempi e diaframmi</strong></p>
<p>Quando l&#8217;esposimetro propone una coppia diaframma-tempo non è detto che sia quella desiderata o per motivi di nitidezza (diaframma) o per velocità del soggetto (tempo) e quindi occorre modificare tempo e diaframma in modo da ottenere l&#8217;effetto desiderato senza per questo alterare la quantità di luce che deve giungere alla pellicola.<br />
Intuitivamente si ha che chiudendo il diaframma (usando <em>f</em> più grandi) si fa arrivare meno luce e quindi si deve compensare usando un tempo d&#8217;esposizione più lungo; mentre usando un diaframma più aperto (<em>f </em>più piccoli) si fa arrivare più luce e quindi si deve compensare usando un tempo più breve.</p>
<p style="text-align: center"><img class="imageframe imgaligncenter" src="http://gerasimone.altervista.org/wp-content/uploads/2008/02/tempi_diaframmi.gif" alt="tempiediaframmi" width="509" height="41" /></p>
<p><strong>Esempio pratico:</strong></p>
<p>Se l&#8217;esposimetro propone<em> f/4</em> e tempo di <em>1/500</em> ma per una maggiore profondità di campo vogliamo usare <em>f/8</em> occorrerà impostare il tempo a <em>1/125</em>, poichè ci siamo spostati coi diaframmi di due posizioni verso la luce (destra) occorre bilanciare spostandosi di due tempi verso il buio (sinistra).<br />
Se l&#8217;esposimetro propone <em>f/22</em> e tempo di <em>1/4</em> ma abbiamo necessità di fotografare un oggetto in movimento dovremmo utilizzare tempi più rapidi, scegliendo <em>1/500</em> occorrerà impostare diaframma a <em>f/2</em>, poichè ci siamo spostati con i tempi di sette posizioni verso la luce (destra) occorre spostarsi con i diaframmi di sette posizioni verso il buio (sinistra).</p>
<p>Come avrete notato esiste una legge che lega i tempi ai diaframmi :</p>
<p><em><strong>f ² / t = Costante</strong></em></p>
<p>La formula indica che il rapporto tra il quadrato del numero di diaframma ed il tempo deve rimanere costante e questo spiega perché i tempi cambiano 1/2 ed i diaframmi di radice quadrata di due.</p>
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		<title>I formati dei sensori e fattore di moltiplicazione</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gerasimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[35mm]]></category>
		<category><![CDATA[aps]]></category>
		<category><![CDATA[fattore di moltiplicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[full frame]]></category>
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		<category><![CDATA[sensori]]></category>

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		<description><![CDATA[I formati di sensore più comuni presenti sul mercato vengono tutti comparati con la dimensione detta Full Frame, le cui misure di riferimento sono 36&#215;24mm. Facendo il rapporto del lato lungo sul lato corto si ottiene una frazione che esprime le proporzioni dell’immagine e ne caratterizza quindi il formato: nel caso del 35mm appena citato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I formati di sensore più comuni presenti sul mercato vengono tutti comparati con la dimensione detta <em>Full Frame</em>, le cui misure di riferimento sono 36&#215;24mm. Facendo il rapporto del lato lungo sul lato corto si ottiene una frazione che esprime le proporzioni dell’immagine e ne caratterizza quindi il formato: nel caso del 35mm appena citato si ottiene: 36/24=1,5 cioè 3/2. L&#8217;immagine seguente mostra il formato dei più diffusi sensori rispetto al Full Frame di 35mm.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://gerasimone.altervista.org/wp-content/uploads/2007/11/sensorsize.jpg" alt="Dimensione sensori" class="imageframe imgaligncenter" height="332" width="500" /></p>
<p>Lo scarto più grande lo si osserva proprio tra i sensori nei formati 4:3, APS e DX, adottati dalle reflex, rispetto a quelli in dotazione alle compatte. <span id="more-26"></span>Di solito i sensori di piccole dimensioni sono equipaggiati con fotodiodi anch&#8217;essi piccoli e questa circostanza va a scapito della qualità e della definizione d&#8217;immagine. Per contro, sensori aventi dimensioni fisiche maggiori utilizzano fotodiodi grandi, a tutto vantaggio della definizione e della gamma colore.</p>
<h3><strong>Il fattore di moltiplicazione </strong></h3>
<p>Quando si decide di passare da una fotocamera compatta ad una reflex, a meno di comprare modelli con sensore Full Frame, si deve tenere in considerazione il rapporto di moltiplicazione da applicare alle lenti. Lo standard è sempre stato il formato 35mm e di conseguenza le ottiche erano studiate appositamente per esso. Con l’avvento dei sensori digitali, spesso più piccoli della pellicola, le ottiche non sfruttano tutto il campo visivo che potrebbero. Si ottiene così l’aumento apparente della lunghezza focale dell’obiettivo. In realtà la lunghezza focale rimane la stessa ma cambia la dimensione del campo di vista, come si può notare nell&#8217;immagine seguente:</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://gerasimone.altervista.org/wp-content/uploads/2007/11/fatt_moltiplic.jpg" alt="Fattore di moltiplicazione" class="imageframe imgaligncenter" height="333" width="500" /></p>
<p>Il rettangolo opaco rappresenta l’area coperta da un sensore APS-C rispetto quella full frame: la diagonale di quest’ultimo è più grande di circa 1,5 volte e, di conseguenza, l&#8217;abete ripreso con 400mm risulta ingrandito sul sensore APS, proprio come se fosse stato ripreso da un tele di 400&#215;1,5=600mm. In realtà la lunghezza focale non cambia e l’obiettivo è esattamente lo stesso.</p>
<p>Questo aspetto positivo nasconde il cosiddetto retro della medaglia, infatti, diventa problematico procurarsi un grandangolo spinto. Chi si era affezionato alla focale da 20mm nella ripresa dei paesaggi si trova ora a disposizione un grandangolo equivalente di 30-40mm e per ottenere il risultato del pieno formato bisogna portarsi su ottiche come 12 o 14mm il cui costo è sensibilmente maggiore. La situazione si complica per ottenere ottiche equivalenti al 15mm: in questa condizione si dovrebbero utilizzare obiettivi con focale da 7mm.</p>
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